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Premessa

Sul tema culturale si gioca un pezzo cruciale e strategico dell’immagine che Mantova vuole dare di sé, ai suoi cittadini e al mondo, oltre ad essere una risorsa in grado di produrre lavoro e ricchezza: come dimostrano i dati nazionali, ogni euro investito in cultura produce un ritorno di altrettanti tre.

Essere piccoli non significa dover rinunciare ad esprimere una grandezza: la nostra città può e deve puntare all’eccellenza, tanto più dopo essere stata dichiarata patrimonio Unesco.

Tuttavia, nonostante questo prestigioso riconoscimento, gli ultimi anni di governo della città sembrano aver sottratto a Mantova l’ambizione di poter stare tra i grandi luoghi dell’arte e della cultura a livello europeo.

Nei fatti si è verificato uno svilimento dell’enorme patrimonio di cui disponevamo e una conseguente uscita della città dai grandi circuiti culturali in cui era inserita; il rischio, fortunatamente evitato, di perdere anche l’autonomia di Palazzo Ducale ne è stata una conseguenza diretta.

Allora cominciamo col dire che vogliamo riportare Mantova nella dimensione che le spetta per l’unicità del suo patrimonio storico-artistico e la progettualità culturale che l’ha sempre contraddistinta.

Quindi, quali strategie politiche possiamo mettere in atto per restituirle tale dimensione?

Mantova non può essere solo un contenitore di eventi culturali. Il tratto che l’ha resa celebre è stata la produzione di eventi unici, pensati e realizzati ad hoc, come i grandi eventi espositivi promossi dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te e il Festivaletteratura, cui hanno fatto seguito progetti culturali coinvolgenti per la città e non solo.

Ad eccezione di alcune esposizioni di artisti contemporanei di qualche interesse, ad esempio, è sotto agli occhi di tutti il fatto che il ruolo del Centro Te come produttore di eventi culturali è stato azzerato e svilito dall’arrivo nella villa giuliesca di mostre “chiavi in mano” nate e pensate altrove e replicate senza identità a Mantova come in altre città con risultati deludenti. E date le premesse, non poteva essere altrimenti.

Mantova dunque deve tornare ad essere “contenuto” e non semplicemente contenitore.

 

Obiettivi

Per ridarle lo slancio che merita, la cultura necessita di investimenti:

Investimento in risorse umane
Mantova non è solo patrimonio dei mantovani, ma dell’Umanità. Dobbiamo uscire da un’ottica provinciale e autoreferenziale nella gestione delle politiche culturali, chiedendo alle migliori “teste” del mondo di ragionare sulla valorizzazione del nostro patrimonio. In passato è certamente avvenuto, oggi non è più così. Basta guardare all’assurdo svuotamento del comitato scientifico di Palazzo Te.

Investimenti e strategie per la tutela, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio

Investimento di risorse economiche
La spending review con i consistenti tagli ai bilanci degli enti locali e la pesante crisi economica che ancora colpisce le imprese rende sicuramente più difficile il reperimento di adeguate risorse economiche rispetto al passato.
Guardando però ad altre città che si trovano ad affrontare la stessa difficile congiuntura, è evidente che progetti di buona qualità riescono ancora ad attrarre partner sia privati che pubblici, generando un circuito virtuoso in grado di creare lavoro, attirare flussi turistici e contribuire al benessere economico della città. Dove ci sono le idee le risorse si trovano.

Ridefinizione della governance
Il nuovo scenario che si prospetta con la riforma istituzionale che prevede la soppressione della Provincia con conseguente ridistribuzione delle deleghe ci obbligherà a ridefinire una nuova forma di gestione delle politiche culturali. Parole chiave della nuova governance saranno: competenza, efficienza, partecipazione e sostenibilità.

 

Strumenti

• Recupero del ruolo del Centro Internazionale di Palazzo Te quale centro di progettazione e produzione culturale della città, partendo dalla ricostituzione del comitato scientifico e dalla ricerca di consulenze autorevoli, con l’obiettivo di mettere a punto progetti di elevata qualità in grado di attrarre sponsor e risorse. Tra le priorità da affrontare, il rapporto tra il Centro Te e le esperienze delle Fondazioni e degli enti culturali già presenti in città.

• Destinazione del Palazzo del Podestà. Ipotesi che diventi un polo culturale di eccellenza, non solo museo di se stesso, nel cuore nevralgico del centro storico, la cui destinazione d’uso dovrà essere un incubatore di start up e di eccellenze del territorio. È stato un investimento enorme in termini economici: può essere da solo un fattore di interesse per la città straordinario. Ma ad oggi non è chiaro cosa ospiterà. L’idea che diventi la sede degli uffici istituzionali e del Comune va messa in discussione.

• Riconsiderare il ruolo dell’Università quale istituzione collegata alla città per le politiche della progettazione urbana, della conservazione, della pianificazione del sistema sociale e sanitario.

• Totale revisione dell’impostazione attuale del Fum. Legame con il polo universitario costruttivo e continuativo, non sporadico. No a padiglioni galleggianti e progetti non condivisi come la gradinata per la domus romana: siamo un sito Unesco e non solo!

• Promuovere progettualità forti, capaci di attivare partnership pubblico-private e di ottenere il sostegno di fondazioni private e sponsor. Tutto ciò è possibile solo alzando il livello della sfida e la qualità dei progetti, mentre è irrealistico suscitare interesse con progetti mediocri.

• Attivazione di un’accademia di formazione legata ai mestieri della cultura, dell’arte e dello spettacolo.